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I BOSCHI DEL MONTE SORATTE


IL PAESAGGIO VEGETALE DEL MONTE SORATTE
A cura di Francesco Zozi

STORIA

1. I boschi del Soratte

Fin dall'antichità il monte Soratte doveva presentarsi boscoso anche per la presenza in esso di un importante tempio, alla sua sommità, dedicato ad Apollo.

Il tempio era circondato da un esteso bosco il cosiddetto "lucus" e bosco sacro nel quale si svolgevano feste e riti in onore del dio al quale il tempio era dedicato.

Proprio da un rito fatto in onore di Apollo possiamo dedurre una notizia interessante riguardante la vegetazione del Soratte.

Infatti il rito consisteva nel sacrificio degli Hirpi i quali dovevano camminare su braci ardenti, e queste braci erano ottenute bruciando legna di pini di cui il monte doveva essere ricco a quell'epoca, mentre oggi questi alberi non sono più presenti nella vegetazione del Soratte.

Il Monte Soratte fu tuttavia sempre erboso e boscoso fino a circa un secolo e mezzo fa e dei suoi elci secolari rimane ancora oggi una meravigliosa vestigia che adorna una parte della sua cima.

A questo proposito il Nibby dice: "La strada che da S.Oreste va a S.Silvestro traversa una bella foresta di alberi non tanto comuni al clima italiano, poiché l'elevatezza delsito e lo essere esposto al soffio dei venti Grecali sembrano favorire l'allignamento di alberi che amano i climi freddi".

Anche il Degli Effetti nel 1760 parlando del Monte Soratte dice: "....in gran parte di verdeggianti selve vestito".

Tuttavia gli alberi definiti dal Nibby "non tanto comuni" non erano altro che comunissimi elci (Quercus liex), che si trovano nel versante Nord-Est e sono situati ad una altezza di circa 600 m.


2.  Divieti di tagli boschivi

La comunità di Sant'Oreste fu sempre gelosa delle selve e macchie del monte Soratte e già nello statuto del 1576  si stabilivano pene per chi tagliasse legna sul monte.

Tuttavia i padri francescani che dimoravano in S.Silvestro cominciarono il taglio della legna come si afferma in un documento del 1587.

Succeduti ai Francescani i monaci cistercensi, detti anche bernardoni o frati bianchi, nel 1610 fecero istanza perché potessero adoperare un quarto di selva della montagna a loro beneplacito.


3.  Caccia ai lupi

L'opera di devastazione nei riguardi del bosco, iniziata dai vari monaci, fu terminata per liberare il monte dai lupi.

Infatti la Comunità di Sant'Oreste si preoccupò sempre di liberare il Soratte dai lupi che ne infestavano tutto il territorio e già dal 1615 si sa di premi assegnati a chi uccideva lupi.

Visto però che il territorio continuava ad essere infestato dai lupi, si decise di prendere un provvedimento radicale, che se riuscì a disperdere i lupi, tornò però assaidannoso al paese per l'industria della legna e della calce, che andò a cessare. Fu stabilito di abbattere il folto bosco del Soratte che dopo anni apparve brullo e roccioso. Il taglio del bosco fu affidato al Sig. Quintilio Azzimati fra il 1825 ed il 1830 e la legna ricavata fu trasportata a Roma per mezzo di barche dal porto di Ponzano sul Tevere.


4.  Rimboschimento

Dopo la distruzione del bosco il paese di Sant'Oreste si preoccupò  del rimboschimento e di ciò se ne ha notizia sin dal 1638.

Il progetto di rimboschimento fu curato dal Padre Secchi il quale si preoccupò anche dell'acqua potabile in Sant'Oreste, considerando le due cose inscindibili come si può leggere in una sua lettera del 1868 al priore di Sant'Oreste e nella quale fra l'altro dice "....il progetto mio contiene due parti: una quella del raccoglitore della pioggia e suoi serbatoi, l'altro del rimboschimento, e non può stare senza l'altra.

Essi desiderano più acqua, mali prego di avvertire che con le sole piogge invernali non si puòsupplire a tutto l'anno e che è necessario promuovere le piogge temporalesche d'estate, il che è impossibile senza rinvestire il monte di verdura.

Gli alberi devono essere di quelli  a foglie decidue e non licini, primo perché crescono più presto, secondo perché hanno un buon terriccio ai piedi dell'albero, che può dar loro erbe e pascolo minuti per le armenti, ecc."

Il progetto fu discusso e approvato nella seduta consiliare del 15 Maggio.

In seguito tutte le Amministrazioni che si succedettero in paese curarono sempre il rimboschimento del monte ma con la guerra furono costruite le gallerie che recarono un gravissimo danno di cui ancora oggi si osservano le vestigia, e così ancora una volta il Soratte fu deturpato e rovinato in gran parte della vegetazione, che era costata sacrifici e lavoro.



Note di Francesco Zozi

Dallo Studio delle tipologie fitosociologiche del Monte Soratte e loro contributo nella definizione fitogeografia dei complessi vegetazionali centro appenninici .

Il complesso vegetazionale più diffuso e riconducibile a cenosi naturali è quello erborato o cespugliato a sclerofille.

Queste cenosi hanno subito nel corso degli anni numerosi interventi da parte dell'uomo, sia per ricavare areeper il pascolo sia per utilizzare il legname.

Il Monte Soratte ed il Monte Piccolo, anche se piuttosto uniformi nella linotipia, presentano una certa variabilità nella morfologia e nell'andamento dei parametri climatici; a questa variabilità si correla una diversità nelle formazioni a sclerofille più di tipo fisionomico, strutturale e sociologico che flogistico.

L'analisi di dettaglio ha permesso di discriminare sul terreno e nella restituzione cartografica a associazioni, sottoassociazioni, e talvolta aspetti  in cui una specie prevale a tal punto sulle altre da tipicizzare cenosi realmente piuttosto limitate.

Nel complesso i due versanti ospitano comunità dinamicamente collegabili, ma ben differenziate nella fisionomia,nella struttura e nei tipi sociologici di riferimento.

Si sono individuati infatti collegamenti sia con le formazioni a sclerofille del Quercetum gallo-provinciale sia con le cenosi a sclerofille e caducifoglie ad alta componente Il lirico-Balcanica dell'Ostryo-Quercetum ilicis sinonimo dell'Ormo-Quercetum ilicis.

Nel versante occidentale il Frazinus onus e l'Ostrya carpinifolia sono infatti sporadici e localizzati negli avvallamenti e lungo le linee di drenaggio; nel settore orientale, aperto verso la valle del Tevere, partecipano invece alla costruzione di vere e proprie formazioni boschive.

Le cenosi a sclerofille del versante occidentale si collegano al Quercetum gallo provinciale floristicamente, fisionomicamente e strutturalmente, anche se però la presenza di Acer monspessularum, sempre abbondante, e l'assenza o la scarsa presenza di elementi quali Pistacia lentiscus e Phyllirea angustifollia, sono stati determinanti per il riconoscimento di una nuova sottoassociazione: Quercetum gallo provinciale aceretosum monspessulani.




 

 
































 




 




 











 





 









                         


tutte le fotografie copyright © Carlo Portone

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