|
Il monte Soratte e l'Abbazia di San Silvestro
Il monte Soratte si innalza isolato nella
pianura a nord di Roma e rappresenta la maggior emergenza dell'intera Tuscia
romana.
Le fonti letterarie parlano dei culti pagani che vi venivano officiati già
da popolazioni italiche (i Falisci ed i Capenati) le quali adoravano sulla
vetta del monte il dio Soranus (poi identificato dai romani con Apollo o Dis
Pater) dal quale ne derivò il nome.
Il culto del dio era celebrato da sacerdoti chiamati Hirpi Sorani (cioè
lupi del dio Sorano) che nel giorno della festa, in coincidenza del solstizio
d'estate camminavano a piedi nudi su dei carboni ardenti.
Di un antico tempio forse rimangono tracce sulla vetta del monte, nella cripta
della chiesa di San Silvestro.
Essa era il fulcro di un cenobio, sorto
in età alto-medievale (VI sec.d.C.), la cui celebrità per tutto
il medioevo fu legata alla leggenda (ricordata da Dante nel canto
XXVII dell'Inferno), poi verificata storicamente, della miracolosa guarigione
di Costantino dalla lebbra a seguito del suo battesimo per mano di Papa Silvestro
I, qui rifugiatosi per sfuggire alla persecuzione ordinata dall'Imperatore.
Il primo ricordo storico del monastero risale a Gregorio Magno nei cui dialoghi
si parla di un abate, Nonnoso, che viveva sul Monte Soratte; saccheggiato
e poi beneficato dai re Longobardi (re Ratchis e la stessa regina Tassia)
in età carolingia ospitò Carlomanno, zio di Carlomagno, fratello
di Pipino re dei Franchi, dando vita ad un lungo periodo di splendore.
Infatti, in questo periodo furono fondati altri monasteri nel territorio circostante tra
cui Santo Stefano a Ramiano e Sant'Andrea in Flumine a Ponzano Romano.
Nel IX secolo il monastero ed il suo territorio vengono saccheggiati dai Saraceni, ma già nel secolo successivo ebbe dei restauri per volontà di Alberigo I.
Agli inizi del XIV secolo San Silvestro, insieme a S. Andrea in Flumine, passò
al monastero di San Paolo.
Dal 1548 i Benedettini furono sostituiti
da altri ordini, fino all'abbandono del monastero nel corso dell'800.
Nella forma attuale la chiesa potrebbe risalire al periodo tra la fine del
XII e gli inizi del XIII ed alla stessa epoca risalgono i più antichi
affreschi superstiti, in parte ricoperti da altre decorazioni di epoche successive
secoli XIV-XV.
Il paese di Sant'Oreste
La prima notizia storica che riguarda il paese di Sant'Oreste è quella riportata da Benedetto del Soratte nel suo "Chronicon" (800-1000), che riferendosi ad un documento del 747 cita la "Curtis Sancti Heristi".
Altra notizia del paese, risalente al 1074 è ricordata dalla bolla di donazione di Gregorio VII dei monasteri riuniti di S. Silvestro e di Sant'Andrea in Flumine (presso Ponzano) con i relativi borghi e castelli.
Il nome di Sant'Oreste sembra derivare da Edisto, giovane romano che professando la religione cristiana fu martirizzato nel 68 d.c. durante la persecuzione Neroniana, a cui è dedicata una chiesa con elegante campanile romanico nel luogo dove alla fine dell'800 sorse il Cimitero.
Successive trasformazioni hanno mutato
in S.Edistus, S.Heristus, Santo Resto, San Tresto, il nome primitivo.
Nel periodo delle grandi civiltà romana ed etrusca, la zona del Soratte
fu di confine tra i Falisci e i Capenati.
Dopo la sottomissione dei Capenati a Roma, sorsero nel territorio del Soratte le ville residenziali dei Romani, di cui ne rimane preziosa testimonianza la villa portata alla luce in loc. "Giardino".
Il Centro storico del paese ha mantenuto una certa caratteristica cinquecentesca
e conserva ancora strutture medioevali.
Vi si accede attraverso tre porte che furono
costruite in modo monumentale nel 1554 circa, quando fu rinforzata la struttura
difensiva con i bastioni.
Testimonianza dello sviluppo urbanistico del 1500 sono alcuni grandi palazzi:
Palazzo Caccia-Canali costruito nel 1589 dai Cavalieri Caccia con le maestranze
che stavano costruendo a Caprarola la Vignolesca Villa Farnese.
All'interno ampi saloni alcuni dei quali affrescati. Del Vignola, legato al paese per il progetto della chiesa di S. Lorenzo e per un'opera di consulenza, si conserva in archivio comunale una lettera autografa dove l' artista par la espressamente della sua opera prestata alla Comunità di "Santo Resto".
Sempre nello stesso palazzo si conserva un vero tesoro: la famosa croce in legno di bosso, scolpita a mano con scene del nuovo e vecchio testamento risalente al 1546, secondo gli ultimi studi, proveniente dall'Oriente.
Nel centro storico si segnalano inoltre alcuni palazzotti come quello Azzimati
presso p.zza Orazio Moroni e Palazzo Rosati in piazza Carlo Alberto, antica
piazza dello Steccato.
Oggi la comunità di Sant'Oreste, è formata da circa 3300 residenti.
La Riserva Naturale del Monte Soratte
Il territorio della Riserva si estende per 410 ettari sulla superficie del monte dal quale prende il nome, svettando nel paesaggio pianeggiante della valle del Tevere, tra la Via Flaminia e il fiume a circa 40 Km. a nord di Roma. Nonostante la cima più alta raggiunga solo la quota di 693 metri, dalla sommità del monte si può ammirare un panorama unico, che va dal Monte Terminillo al Monte Amiata, fino al Lago di Bracciano e più oltre al Mare Tirreno.
La composizione calcarea delle rocce dà origine a fenomeni carsici sia in superficie che in profondità. Alcune delle cavità prodotte, come la Grotta di S. Lucia, conferiscono un valore inestimabile alla Riserva. Anche la vegetazione del Monte Soratte, analogamente alle caratteristiche geologiche, si differenzia nettamente dal paesaggio circostante, formando un'entità nettamente riconoscibile.
All'interesse naturalistico la Riserva unisce anche quello storico-monumentale per la presenza di più eremi, che testimoniano la vocazione religiosa del sito conosciuto sin dai tempi più antichi come la Montagna Sacra.
L'area è stata segnalata come biotipo di interesse già dal 1970 dal Consiglio Nazionale delle Ricerche e successivamente è stata inserita nella "Carta delle Aree di Particolare Valore Naturalistico", redatta dalla regione Lazio nel 1975.
Nel 1992 il complesso del Soratte viene incluso nel "Piano Regionale dei Parchi e delle Riserve Naturali', all' interno dell' area protetta del complesso fluviale del Tevere-Treja".
|